Come avere più pazienza in 3 situazioni

Come avere più pazienza in 3 situazioni

Io ho poca, pochissima pazienza!

O almeno non ne ho quanta vorrei. Ammetto di essere una persona che spesso agisce (o quanto meno, pensa) in modo “spazientito”. Non ho la concezione dell’attesa, della gestazione. Almeno, non per tutto e non nell’immediato: mi aspetto che tutto sia subito chiaro, che le cose vengano capite al volo, che si imbrocchi al primo colpo. Non lo diresti? E invece sì, mannaggia. È il lato oscuro che mi contraddistingue. Sarà per questo che anche oggi voglio parlare di questo argomento, dopo che avevo già parlato di pazienza in un precedente post.

Mi arrabbio.

Eccome, se mi arrabbio! Perché quello lì non mi ascolta? Perché non riesco a trovare la soluzione a questa cosa? Perché le cose non sono perfette allo schioccare delle dita? Porca paletta…

Eppure, proprio perché non mi viene così naturale, sto imparando ad apprezzare e coltivare la pazienza, come una virtù rara e preziosissima. Riesco a vedere quale enorme potere risieda in una qualità che spesso, specie nella nostra cultura occidentale, associamo ai deboli, ai passivi, a quelli troppo buoni, che si fanno mettere i piedi in testa.

E invece…

… la pazienza è la madre della forza. È la qualità ricettiva più potente, dalla quale scaturiscono le energie più attive e creative, quelle che davvero ti aiutano a plasmare la realtà attorno a te.

3 situazioni in cui usare la tua pazienza (o almeno, provarci!)

Premesso che mi sono trovata più volte nelle situazioni descritte, provo a darti qualche suggerimento assolutamente personale su come allenare la pazienza e affrontare il tuo impulso di “spazientaggine” (O spazientimento. O spazienza). Puoi avere la pazienza di testare se funzionano anche per te. Se ti spazientisci a testarli, lascia perdere. O disispazientisciti (ok la smetto).

1. Quando ti succede qualcosa apparentemente senza senso.

Ti è mai successo? Alle volte capitano imprevisti, anche sul lavoro, che ti rompono le uova nel paniere. Oppure, una situazione che avevi progettato così bene, non termina come te l’eri aspettata. O ancora, capita qualcosa senza alcun senso, che neanche il calcolo delle probabilità più preciso avrebbe potuto prevedere. Questi sono i momenti in cui continui a chiederti:

Perché? Perché? PERCHÈ???

e ti senti come un criceto sulla ruota: giri giri giri, ma la risposta non arriva mai.

Cosa faccio io in queste situazioni:

dato che sbattere la testa contro il muro non mi è mai servito a buttarlo giù (evidentemente non sono così dura :D….), ho iniziato a fare così: sostituisco la domanda “Perché è successo questo?” con “Cos’ho imparato di me da questa situazione?”.

Non possiamo controllare tutto. E queste situazioni sono un ottimo allenamento per vivere davvero questa consapevolezza e abbandonarci totalmente alla corrente di ciò che può succederci.

E se non sempre ci è dato capire perché è successa una determinata cosa, abbiamo senz’altro il potere di comprendere quali insegnamenti ci ha portato, quale lezione abbiamo imparato, in che modo quella situazione ci  è servita a fare un passo in avanti.

Concentrati su ciò che è davvero in tuo potere.

Magari, grazie a ciò che ti è successo, hai potuto scoprire qualità nascoste che non credevi di avere? Hai messo alla prova la tua resilienza, la tua capacità di uscire da situazioni negative più forte di prima? Hai tirato fuori una determinazione che ti permetterà di affrontare il resto con maggior tenacia? O ti serve semplicemente per imparare ad abbandonare il controllo? Queste sono alcune delle domande cui puoi risponderti. Te ne vengono in mente altre?

Rimedi contro l'impazienza

2. Quando una persona con cui parli non comprende quello vuoi dire, o sembra che non ti ascolti.

Mmm come mi manda in bestia……Può accaderti con un cliente: cerchi in tutti i modi di spiegargli perché occorre fare una certa azione per ottenere un determinato risultato, oppure perché quello che vorrebbe a tutti i costi fare lui non gli potrà dare i risultati sperati.

Pensi che ti abbia capito, che da quel momento in poi tutto filerà liscio e invece ZAC!!, la volta successiva ritorna con gli stessi dubbi, ti ha detto “sì ho capito” quando in realtà è chiarissimo che era un “No, non ho capito assolutamente nulla”….. o peggio, “Non ti ho ASCOLTATO!”

Cosa faccio io in queste situazioni:

sembra che la situazione dipenda solo dall’altra persona, in realtà lavoro prima su me stessa.

Cerco di fare un esercizio di autoanalisi: sono stata abbastanza chiara? Le mie indicazioni erano adatte a quello che mi ha chiesto o alla situazione che stava vivendo? Sono stata empatica nei suoi confronti?

L’empatia è qualcosa su cui sto lavorando molto. Quando mi salta la scimmia a volte mi verrebbe da alzarmi sulla sedia e inveire contro il malcapitato che, uffa, non capisce proprio quello che gli voglio dire! Sì ok… e io? Capisco cosa sta provando lui in quel momento? Riesco a percepire e a vivere a mia volta il suo stato emotivo? Sono dotata di poteri telepatici e riesco a leggergli nella mente o posso immaginare che magari la sua mente sia attraversata da pensieri, convinzioni, modalità di ragionamento diverse da quelle che utilizzerei io?

Cerco quindi di partire da questo presupposto: ogni persona è unica e sì, ogni volta sono io che ho la responsabilità di trasmettere il concetto nel modo più adatto possibile alla persona che ho di fronte.

Un suggerimento che spesso mi ritrovo a dare quando costruisco la comunicazione insieme a un cliente è: parla al tuo pubblico come se non sapesse nulla della tua attività. Non dare per scontato che tutti conoscano i tuoi termini tecnici, il tuo percorso professionale, il tuo modo di lavorare! Perché mai dovrebbero?

Quindi, quando l’altro sembra non comprendere quello che gli vuoi dire, prova a riformulare il concetto partendo dai suoi stati d’animo, dal suo linguaggio, dalla sua esperienza di vita. Se non ti ascolta, può essere che tu non abbia ancora trovato il punto di aggancio o magari, banalmente, non sei tu di cui ha bisogno in quel momento ed è per questo che non riesce a riconoscerti.

Non avertene a male, non è una questione personale e anzi, gli dai il miglior servizio se sei tu ad accorgerti di questa cosa (e proporgli una soluzione alternativa).

3. Quando aspetti di vedere i risultati di un’azione.

Questo è un classico: compi un’azione di qualsiasi genere (che sia aprire una pagina Facebook, lanciare il nuovo sito, avviare la tua nuova attività, assumere uno stagista) e ti aspetti che i risultati arrivino in tempo zero.

Fremi, scalpiti, sei pronto a mandare tutto all’aria se non vedi subito qualcosa di concreto. E ok, fai bene a preoccuparti se sono passati 3 anni e ancora non noti cambiamenti…. ma se ti bastano 24 ore per mandarti nel panico, ti scrollo energicamente e ti dico: CALMATI!!!

L’ansia, specie in questi casi, non è una buona consigliera. Ci sono delle tempistiche tecniche, specialmente in ambito comunicazione e un tempo di incubazione da rispettare: come fai a costruire una reputazione online o a farti trovare sui motori di ricerca, se non cominci a scrivere regolarmente sul tuo blog? Come pensi che le persone si affezionino a te, se non ti fai “sentire” con costanza? Come credi che possano capire quello che fai, se non ti prendi la briga di spiegarglielo, un po’ per volta, magari per diversi mesi?

Cosa faccio io in queste situazioni:

cerco di fare attenzione ai piccoli risultati intermedi, ai movimenti che ogni azione produce, anche se non sono ancora i risultati che sto aspettando.

Dato che non è sempre facile prevedere come andrà a finire, mi concentro su ciò che riesco a monitorare oggi, immaginando che il mio progetto sia come un bambino: se iscrivo mio figlio in prima elementare, non posso pretendere che domani dia l’esame di quinta…. certo, prima o poi arriverà là, ma i passaggi intermedi sono fondamentali per arrivarci, così come l’elogio di qualsiasi piccolo successo raggiunto.

Quindi, anche tu: datti una bella pacca sulla spalla quando noti dei miglioramenti! Il sentiero si percorre un passo alla volta, anche se non riesci a vedere subito la méta.

E tu, hai qualche altra soluzione all’impazienza che vuoi condividere con me? Scrivimi! Sarò lieta di imparare qualcosa di nuovo :)…

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Isabel Colombo Comunicazione dal CuoreSono Isabel Colombo, 34 anni, una laurea in Scienze della Comunicazione e 10 anni “a zig-zag” nel mondo della Comunicazione.

E una passione sfrenata per il mondo interiore, le relazioni umane, l’evoluzione personale.

Oggi sono Consulente di quella che io amo definire Comunicazione “dal Cuore”: insegno ai professionisti a esprimersi autenticamente attraverso la loro attività e li guido nella scelta degli strumenti giusti per farlo. Non sono una psicologa, né una coach.. semplicemente, penso che il cuore abbia proprio una bella forma!

Vuoi sapere qualcosa in più su di me? Leggi qua!

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